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L'Antica Valle del Nahar

L'origine degli antichi popoli umbri è ancora avvolta nelle tenebre e non si sa con precisione quando la valle del Nera cominciò ad essere abitata dal primo uomo. Una tenue luce emanata da numerosi studi geologici e da ricerche archeologiche delle nostre zone, tenta di squarciare queste tenebre profonde. Tale luce, unita ai rari documenti antichi che ci sono stati tramandati, non distrutti dal tempo e dagli uomini e a qualche frammento di tradizione nascosto sotto il velame delle leggende, servirà da guida nell'intricato labirinto della storia di Ferentillo.
La tradizione classica ci ha sempre mostrato gli umbri come uno dei popoli più antichi d'Italia e che aveva dominato su di un territorio vastissimo. Dioniso D'Alicarnasso dice “ in molte regioni abitano gli umbri e questa è gente fra primi molto numerosa ed antica”.
Lo storico romano Plinio il Vecchio definisce gli umbri “gens antiquissima Italiae - quod Ombrios putent dictos quod inundationem terrarum imbriobus superfissent”,  la gente più antica d' Italia è detta umbra perché sopravissuta alle inondazioni delle terre. Lungo le rive del Nahar (nome umbro per indicare Fiume. In arabo Nahar vuol dire  Fiume) si iniziarono a insediare Tribù - Paghi (da Pagus ) di origine Umbra tra il V e IV sec. a.C. che presero il nome di Naharki. I primi insediamenti erano in grotte naturali che li riparavano dalle intemperie e dai pericoli, come testimoniano le innumerevoli cavità presenti nel territorio ferentillese. Le sorgenti d'acqua erano considerate sacre e per questo in loro corrispondenza venivano eretti templi e successivamente piccoli insediamenti fortificati nei pressi dei valichi.
Il Nahar, sappiamo attraverso Strabone, era l'unico mezzo di comunicazione ed era navigabile con piccole imbarcazioni che trasportavano merci campestri fino al Tevere. Lo stesso Strabone descrivendo queste vie fluviali del suo tempo dice “ il fiume Nahar che, poco sopra Otricoli si getta nel Tevere, è navigabile con piccole
imbarcazioni”. Lungo i tracciati trasversali del fiume Nera si attestano le principali
presenze archeologiche di questo territorio e benché la ricerca sia solo all' inizio si colgono forti segni di un' occupazione sia in età romana che preromana. In epoca preromana e come vedremo in seguito, ebbe notevole importanza il percorso che da Spoleto attraverso il valico di Forca di Cerro raggiungeva la conca di Monteleone di Spoleto.
l loro dei erano Marte, dio della guerra e della protezione e la Bona Dea, divinità della fecondità e delle messi, come riscontrato negli scavi archeologici nel tempio di monte Moro, punto centrale di controllo su tutta la Valnerina. I bronzetti votivi potevano rappresentare spesso figure umane schematiche o guerrieri in assalto con alto cimiero e lancia o addirittura animali. Molte le cisterne dell' epoca sparse sul territorio usate per conservare al lungo le derrate alimentari.
Nelle tavole Iguvine, straordinario testo rituale umbro in bronzo, prima della purificazione del popolo in armi viene pronunciata una sorta di allontanamento dallo svolgimento del rito di tutte le etnie straniere e insieme agli etruschi viene bandito anche il popolo dei naharkoi  naharki, popoli dimoranti presso le rive del Nera “perché le deità li riempiano di terrore, di remore e li discaccino”. Tutto ciò è inspiegabile e ancora oggi avvolto nel mistero. I rapporti tra Romani e Umbri si ufficializzano nel corso del IV sec. quando lo Stato Romano manifestò interessi dapprima commerciali e successivamente politici e militari verso le popolazioni dell' Italia centrale. L'avanzata romana verso queste regioni inizierà con la conquista di Nequinum nel 299 a.c. e culminerà con la vittoria sulla coalizione gallo-etrusco-italica a Sentinum nel 295 a.c. che portò come conseguenza l’immediata occupazione dei territori umbri. Il processo di romanizzazione si realizzò quindi progressivamente attraverso fondazione di colonie come Spoletium nel 241 e di ville rustiche in aree montane. Roma grazie alla sua lingua e alla sua diplomazia era penetrata completamente in Valnerina tanto che in un bosco sacro di Spoletium veniva scolpita su pietra una legge in lingua umbro latina, la LEX SPOLETINA.
Sorgono allora i primi insediamenti romani ritrovati dagli archeologi nel territorio ferentillese, sulle cime di monte Petano e di monte Aspra. Nicciano, Ampognano, Leazzano sono villaggi rustici che hanno mantenuto nel tempo il nome dell'antico proprietario, infatti i nomi di luogo con desinenza in -ano, ci dicono di essere stati praedia rustica in età romana. I Romani porteranno una riorganizzazione territoriale basata sulle vie di comunicazione commerciali e gli spostamenti locali. In questo quadro si inserisce l'apertura della via Flaminia che lambisce il territorio ferentillese verso ovest, realizzata dall' omonimo Gaio Flaminio nel 220 a.c. razionalizzando percorsi precedenti.
Prima della Flaminia una via importante era quella che risalendo la valle del Nahar e passando per il territorio ferentillese giungeva ad Ancaiano e scendeva alle alture di Pizzocorno e Patrico per poi calare tra le ombre dei sacri elci di monte Luco fino all'alta Spoleto. Tra i numerosi santuari umbri dopo la conquistomana alcuni vengono abbandonati altri probabilmente più importanti vengono monumentalizzati, come avverrà per il tempio di monte Moro. Cambia la manifattura dei bronzetti votivi che da schematici passano a figura umana o anche ex voto di tipo anatomico.  In connessione con la conquista di Roma è da porre probabilmente anche la creazione di zecche monetarie, passando quindi dagli aes rude (pezzi informi di bronzo di valore privato) agli aes signatum (prime monete bronzee con segnato il valore).
Tra il II e III sec. d.c. il territorio intorno all' odierna abbazia di San Pietro in Valle doveva essere abitato dai Quirini come testimoniano le iscrizioni presenti su di un cippo votivo conservato nella stessa abbazia. Questi veneravano la Dea Ferentina, una divinità alla quale erano consacrati boschi e sorgenti.

Ferentillo dimora dei duchi longobardiSculture del portale claustrale, Ab. san Pietro in Valle

Nel 571 i Longobardi, dopo aver conquistato la pianura padana, discesero l'appennino e fondarono in Umbria, nel 575, il Ducato di Spoleto comprendente anche il territorio ferentillese. Qui Faroaldo I Duca Longobardo di Spoleto decise di stabilire un importante sede fondando sui resti di una villa romana o di un tempio, l'Abbazia di San Pietro in Valle. Da allora I Duchi che si alternarono alla guida del Ducato di Spoleto ampliarono e abbellirono l'Abbazia, usandola come luogo ove ritirarsi in preghiera negli ultimi giorni di vita (Faroaldo II è seppellito all' interno di un sarcofago nell'Abbazia). Nel 774 con la sconfitta del re longobardo Desiderio ad opera di Carlo Magno le terre umbre e quindi Ferentillo furono integrate nel Regno dei Franchi e fu lo stesso Carlo a donare i domini umbri al Papa creando i presupposti per la nascita dello Stato Pontificio. Da allora la storia del Comune di Ferentillo seguirà sempre quello della sua abbazia. Nel 1190 quindi, Ferentillo con le rocche di Loreno, Borsino, San Pietro e Rocca di Sasso, rappresentava un potente schieramento difensivo a protezione dell'Abbazia, al cui comando vi era l'abate Transarico, feudatario del Duca di Spoleto. Nel 1217 con l'incorporamento anche dei castelli di Sirone, Sacrato ed un cospicuo territorio da amministrare, l'Abbazia di Ferentillo raggiunse il suo massimo splendore. Nel 1300 Papa Bonifacio VIII tolse la giurisdizione di questi territori ai monaci Benedettini e la affidò al Capitolo Lateranense (cioè sotto il suo diretto controllo).

Da principato a Comune Cybo
Nel 1415 il feudo passò sotto il dominio della famiglia Trinci, ma è nel 1484 che passando sotto il dominio della famiglia Cybo (ad eccezione della Abbazia di San Pietro in Valle che nel 1477 per volere di Papa Sisto IV era stata data ad un rappresentante dei baroni Ancajani di Spoleto) Ferentillo avrà il suo periodo più fiorente. Questa nobile famiglia di origini rodiane venuta in Italia e insediatasi a Genova divenne in breve tempo una delle famiglie più fedeli allo stato della chiesa. Con Giovanbattista Cybo che divenne Papa Innocenzo VIII il 29 agosto del 1484, i Cybo raggiunsero il culmine del loro prestigio. Papa Innocenzo VIII regnerà felicemente e sarà il primo Papa ad intraprendere rapporti con l'Impero Ottomano; sempre a lui verrà affiancata la scoperta del Nuovo Mondo con Cristoforo Colombo partito da Palos il 3 agosto del 1492, 9 giorni dopo la morte di Innocenzo VIII avvenuta il 25 luglio del 1492. Sulla sua tomba nella Basilica di San Pietro a Roma è scritto “Durante il suo regno la scoperta del Nuovo Mondo”.
Rosone della Chiesa di Santo Stefano, PrecettoDurante il suo Pontificato Giovanbattista nominò primo signore di Ferentillo suo figlio Franceschetto il quale il 25 febbraio 1487 unì la sua famiglia a quella dei Medici sposando Maddalena de' Medici figlia di Lorenzo il Magnifico e sorella del futuro Papa Leone X (Giovanni Card. de' Medici). Nel 1515 suo figlio Lorenzo Cybo prendendo in moglie Ricciarda Malaspina unirà il Ducato di Ferentillo al principato di Massa, Carrara e Piombino. La famiglia Cybo caratterizzò la storia artistica di Ferentillo in lungo e  in largo costruendo le tre più grandi chiese di Ferentillo (Pieve di Santa Maria, Santo Stefano e Gonfalone) e chiamando importanti artisti ad affrescarne gli interni, uno su tutti Jacopo Siculo da Giuliana.
I Cybo fecero del feudo di Ferentillo un vero e proprio stato, garantendo l'indipendenza del territorio da ogni interferenza sia ecclesiastica che spoletina. Un principato libero e sovrano, dotato nel 1563 di uno statuto personale, composto da cinque libri (Statutum Status Ferentilli) a firma di Albericus Cybo. Nel 1730 Alderano Cybo vendette il feudo al Duca Nicolò Benedetti ed ai Montevecchio di Fano che ne furono signori fino al 1860 quando con l'Unita d'Italia, Ferentillo divenne Comune.

 Le origini del nome e dello stemma

Stemma di Ferentillo

Nonostante la grande importanza che il luogo ha avuto nel corso della storia, ancora oggi un grande alone di mistero avvolge le origini e il significato del nome FERENTILLO. Secondo il famosissimo storico della Valnerina, Elia Rossi Passavanti, questa vallata fu abitata in tempi antichissimi da popoli la cui divinità principale era la dea Ferentina, alla quale erano consacrati boschi e sorgenti; secondo lo storico proprio dal nome di questa dea dovrebbe derivare il nome Ferentillo, ad indicare quelle popolazioni devote alla divinità. La leggenda vuole invece la sua origine durante il Regno Longobardo, quando Liutprando  nell'VIII sec. d.C. donò questa vallata ai profughi di Ferentum, da ciò “FERENTUM-ILLI” “quelli di Ferento”, ma tutto questo non è riscontrabile in alcun documento storico. L'unica cosa certa è la diffusione del toponimo “Fiorentillo” nel 1605, quando Alberico Cybo scelse questo nome per il suo principato. Questa parola in latino si pronunciava “Fioren(z)illo” e ciò fa pensare che il nome dato da Alberico sia in onore di Firenze(Florentia), città dalla quale provenivano i maggiori commercianti di lana residenti a Ferentillo (Fam. dei Ridolfi). Lo stemma di Ferentillo ha origini molto antiche, infatti la sua  prima raffigurazione conservata nel paese di San Mamiliano è datata 1005. Lo schema è composto da uno scudo (in origine italiano) di tipo trinciato diviso in due diagonalmente da una striscia blu posta nel punto d'onore rappresentante il fiume Nera e rispettivamente nel canton destro della punta un giglio e nel canton sinistro del capo una chiave con una croce patente. Nella parte alta si erge una corona turrita a simbolo dei 18 castellieri. Come tutti sanno i simboli in araldica oltre al significato evidente detto profano essoterico, hanno altri significati. Nel caso dello stemma di Ferentillo il significato profano dei 3 simboli è identificabile seguendo dei semplici abbinamenti con gli antichi terzieri: Matterella - Giglio, Sagrato - Croce patente , Borsino-Chiave.

Il significato esoterico invece è più complesso:

Il Giglio: Fiore a 3 petali, simbolo della trinità e riconducibile anche alla parentela con la Famiglia Medici.

La chiave: Chiave di San Pietro a ricordare il dominio del Papa e dell' Abbazia di San Pietro in Valle.

La Croce Patente: Simbolo Universale che rappresenta il Cristo e il ciclo della vita. Nel medioevo diverrà il sigillo dell' ordine dei cavalieri Templari..