Arte e cultura
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Tra i due nuclei abitativi che costituiscono il paese di Ferentillo, il più antico è sicuramente la Matterella (come si enuncia dal nome Mater-illa) risalente al 1200 circa. Il borgo originario, di impostazione altomedievale, si adatta perfettamente alla costa rocciosa e scoscesa de il Monte formando un insieme di case in pietra tutte collegate tra loro mediante strette vie gradinate che seguono la tormentata morfologia della montagna. Nella parte più alta della Matterella è impossibile non notare l'imponente castello “Rocca” che insieme a quello di Precetto aveva la precisa funzione di guardia e di difesa della viabilità che, in corrispondenza della gola del Nera si articolava in tre direttrici principali:verso Spoleto, verso Norcia (alta valnerina) e verso il Salto del Cieco (confine con il Regno di Napoli). Il castello è raggiungibile passando per le vie del paese e per  i bellissimi terrazzamenti fatti con pietre murate a secco, dove ancora oggi vengono  coltivati ulivi autoctoni. All' interno del borgo di notevole interesse è la chiesa di San Giovanni Battista nata contemporaneamente al castello per far pregare le genti che lo abitavano. Tra l' XII e XIV sec. le abitazioni si sono cominciate a sviluppare verso la base del pendio intorno alla Pieve di Santa Maria divenuta la chiesa principale del territorio ferentillese. 

  • Palazzo Silvani-Loreni affacciato su Piazza Garibaldi, Palazzo Silvani Loreni è disposto su tre livelli. Vi si accede tramite un imponente scalinata la quale immette in un atrio che divide il giardino dal piano nobiliare. Il salone di rappresentanza, enorme negli spazi presenta il soffitto a cassettoni ed un ciclo di affreschi rinascimentali ancora ben conservati. Eccezionale è la raccolta libraria custodita nella biblioteca e la collezione di armi esposte nella omonima sala. Fu la sede governativa e legislativa fino al XVII sec. 
  • Complesso Cybo: di fronte al Palazzo Comunale si trova un imponente caseggiato una volta sede di funzionari e religiosi che da piazza Garibaldi si estende quasi fino alla chiesa di Santa Maria. Sul lato esposto verso Via della Vittoria si può ammirare un affresco rappresentante lo Stemma della Famiglia Cybo-Malaspina. 

Pieve di Santa Maria

Quest' importantissimo tempio paleocristiano dopo l'ampliamento voluto da Franceschetto Cybo nel 1494, divenne a piante quadrata con tre navate divise da sei colonne a blocchi connessi di cui due ottagonali. La chiesa è orientata giustamente da est (abside) a ovest (portale d'ingresso). Il portale d'ingresso in pietra reca un iscrizione in latino datata 1493 e nella lunetta superiore è dipinta una Madonna con Bambino tra teste cherubiche del XVI sec. All' interno, nell' abside a sette lati, si può osservare una tavola raffigurante una Madonna con Bambino in stile Bizantino del XVI sec (particolare la decorazione minuziosa del mantello del Bambino). Le cappelle laterali aperte successivamente nel 1532 racchiudono inestimabili opere artistiche rinascimentali come le Vergini Martiri e Sant'Antonio Abate del 1543, opere del famosissimo pittore di Giuliana Jacopo Siculo (1490  1544). Nell' affresco di Sant'Antonio Abate recentemente restaurato è degna di nota l'enigmatica frase scritta sul libro tenuto in mano dal santo:”NON EST HIC LOCUS IDONEUS NISI AMATORIB HUIUS SECULI PROPTEREA FUGIAMUS A FACIE HUD CUPIDITATIS”. Altro particolare dell'affresco è la raffigurazione delle prove di Sant'Antonio, in cui si vede una strega alata e due diavoli che picchiano il Santo. Di notevole pregio il Miracolo di San Tommaso del pittore locale Piermatteo Piergili (allievo del Siculo) e altri affreschi come la Santa Lucia del pilastro destro, l'Annunciazione e Dio Padre in Trono tra gli angeli sull'arco trionfante, realizzati da Orlando Merlini sul finire del XV sec. Interessante è il recente studio dei simboli scolpiti sulle colonne delle cappelle laterali (croci patenti e simboli alchemici) che riconducono la chiesa di Santa Maria all' Ordine dei Cavalieri Templari. La fonte battesimale in marmo bianco, posta all'ingresso della chiesa presenta un iscrizione rituale  e nel fregio del frontone conserva una tela a forma triangolare raffigurante San Giovanni Battista. Esternamente l'imponente campanile a guglia del XV sec. conserva la campana in bronzo più grande della Valnerina sulla quale è riportata la storia della sua distruzione nel 1797 ad opera delle truppe rivoluzionarie napoleoniche. Oggi come allora le campane di Santa Maria e di tutte le altre chiese Ferentillesi, risuonano per le vie del paese grazie alla Confraternita dei Campanari che sotto l'attenta guida del Priore Leo Cirillo scandiscono melodiose armonie e rinterzi nei giorni di festa.